Sunday, June 5

Un romanzo theocon



I CAPITOLO

Ovviamente sono storie degl'anni ottanta quando neanche si sapeva avessimo questo nome. O ancor più indietro nel tempo, fine anni sessanta.
L'America era arrivata in Italia...California dreaming, San Francisco, Woodstock, Kerouak, Ginsberg.
Erano tempi in cui la facevano da padroni i "com". Per niente "neo" ma sempre e solo "com". Si scannavano, lavoravano, manifestavano, ciclostilavano, assembleavano...insomma, una gran rottura di palle.
La "peste relativista", figlia del 68',iniziava a penetrare i meandri della società fino ad impadronirsene.
Unti sociologi "untori" pullulavano nelle Università.
Allan si svegliò a mezzogiorno, colazione, e via in cerca di amici.
Se la rideva, lui, pensando a quei coglioni dei suoi coetanei che si sarebbero fatti scannare per essere indipendenti dai propri genitori. Era un problema che non lo sfiorava neanche. Magari pensava come rendere la naturale dipendenza dei genitori dai figli unici ancor più fruttuosa.
Si, una bella Fulvia coupé era quello che ci voleva per andare all'università e far sì che loro si sentissero meno in colpa sdebitandosi, per un po', d'averlo fatto nascere qui invece che in America. Blu, il suo colore preferito. L'avrebbe sicuramente acquistata blu scuro.
Certo, a ben vedere non c'era molto da stare allegri. Intorno a lui il mondo stava cambiando, e in peggio. La decadenza dell'occidente stava iniziando. Allan viveva tutto questo passivamente. Non lo riguardava.

Molti anni dopo...inizio 80's

La decadenza nelle sue espressioni peggiori era già arrivata al suo culmine, ma Giovanni Paolo II e Ronald Raegan cambiarono decisamente la musica o, se preferite, "le carte in tavola".
Il comunismo, già in profonda crisi per le Brigate Rosse che ne sputtanavano l'immagine, si ostinava a chiamare "riflusso" tutto questo. Nel "radioso sole dell'avvenire" ci sarebbe stato comunque in futuro un flusso più favorevole. Una specie di yin e yang all'occidentale. Patetico!
In mediooriente Komeini aveva appena preso il potere e la riscoperta dell'importanza della religione era già allora all'ordine del giorno e i rotocalchi ne facevano argomento di articoli. Parimenti qui iniziava un pontificato che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia.
Ma allora c'erano ancora Breznev ed in seguito Andropov.
Pericolosetti, niente da dire.
Eravamo diventati campioni del mondo di calcio e purtroppo Villeneuve si era schiantato a Zandvort.

Roby era la quintessenza del "prendere la vita come un gioco". Scommetteva su tutto, pure sul primo che avrebbe svoltato l'angolo se maschio o femmina. Se arrivavi al "Bar Parigi" prima delle tre potevi esser certo che lo avresti trovato impegnato in una partita di "beccaccino" o "maraffa" o qualche altra diavoleria del genere cartaceo. Spesso ti concedeva solo pochi attimi di udienza terminata la fase di riscaldamento al bar perchè lo attendevano al "Circolo Sersanti", il più "in" della città e tempio dei professionisti, dove commercianti e medici rintronati prima di tornare al lavoro contribuivano generosamente al suo sostentamento con altre "briscola", "sette e mezzo" o la ben più trasgressiva "concincina".
"Dove stai andando?"
"Al "circolo" "
"E dopo dove vai?"
"Da nessuna parte... "
Lo seguì . Allan amava molto leggere qualunque rivista gli capitasse sottomano e al "circolo" non si facevano mancare niente. Mentre Roby giocava Allan leggeva e nessuno dei due faceva fretta all'altro. Riemergevano all'unisono verso le cinque, cinque e mezza quando anche l'ultimo pollo abbandonava, giusto in tempo per scendere e incontrare qualche altro amico. Mentre sorseggiavano un caffè al bar arrivò Teo, un po' trafelato e sempre di corsa come suo solito.
"Ragazzi - esordì con tono oracolare - sono a posto. Sono ormai proiettato in un radioso futuro di luce !"
"Ma che cazzo dici?" disse Allan guardandolo sprezzante.
"Ho messo sù il computer!"
"Ah, e chissenefrega....ma poi a cosa ti serve?"
"Nella contabilità di un'azienda e anche per una succursale di un'assicurazione come la mia tu non immagini quanti conti e conticini mi risparmio. Li memorizzo lì e me ne posso anche scordare che tanto ritrovo tutto e subito spingendo due tasti"
"Beh, ...si, certo...per te deve essere molto comodo ! "
"Comodissimo, non immagini quanto !"
"Ma è solo roba per fare i conti più in fretta...un calcolatore appunto."
"No, non è solo questo. E' una vera e propria rivoluzione, cambieranno molte cose, tutto sarà molto più veloce"
"Un bel guaio." Troncò Allan guardando Roby che fino a quel momento era stato solo ad ascoltare quasi chiedendogli di dire la sua.
"Certo...che...se servisse per vincere dei soldi - esordì - non sarebbe male! Si potrebbe pensare come calcolare le probabilità, che so', di un cavallo di vincere all' "Arcoveggio". "
In quel momento arrivò Ritanna. Era una ragazza semplicemente bellissima.
Ormai che erano lì si misero a sedere ai tavolini sotto il portico del "Zanarini", un bar molto elegante in pieno centro città. L'ambiente Decò del locale ben si adattava allo stile di Ritanna sempre ricercato nei dettagli. Era un'accanita fans di Woody Allen e a volte infastidiva quel suo sembrare voler imitare Diane Keaton.
"Ieri sera ho visto un capolavoro" esordì.
"...due eventi in un giorno solo - disse ridendo Roby - questo, guardando Teo, è entrato nell'Era della Luce e questa, indicando Ritanna, ci descriverà un'altro evento storico, l'ultimo capolavoro del "piccolo grande uomo" Woody Allen."
"Scherza pure - rispose lei con una leggera smorfia di fastidio - ma questo è un vero capolavoro, vedrai... "
"E come si chiama questo capolavoro?" l'assecondò Roby.
"Zelig"

" E cosa significa? "
"Non significa niente, è solo il nome del protagonista."
"E perchè l'ha chiamato così?"
"Beh, perchè tutto il film è incentrato su di lui."
"E cos'ha di particolare costui?" osservò Roby sempre un po' sornione.
"Beh, è molto particolare: ha la capacità di immedesimarsi a tal punto con chi ammira da diventare, come un camaleonte, simile a lui."
"Che strana storia!" intervenne Allan.
"E cosa significa tutto questo?" chiese Teo.
"Il conformismo...il conformismo di massa...è una critica del conformismo."
"Questo l'ho capito!" rise Roby.
"Oh, smettila di fare l'imbecille." si stizzì per finta Ritanna, sorridendo timidamente.
"No,...volevo dire...certo, il conformismo...è un po' come dire l"eterodiretto" di Adorno...più o meno."
"Si, più o meno." assentì Allan.
"O Santocielo, non sono nemmeno le sette di sera e questi gia iniziano con...Adorno!! O, dai, ...sù...cosa si fa' stasera?" cinguettarono all'unisono Mariangela e Sabina sbucando da dietro al gruppo seduto.
"Ciao...e voi da dove saltate fuori?" le accolse Teo, che essendo il fidanzato di Mariangela si alzò e la baciò sfiorandole le labbra.
"Io stasera devo andare via." intervenne Roby.
Nessuno ci fece caso, tanto era la solita storia. Roby infatti cambiava una ragazza pressochè tutte le sere e non faceva in tempo a presentarcela che già l'aveva cambiata.
Si stava facendo sera. Le tenui luci dei lampioni s'accendevano precocemente. Le giornate si stavano allungando e il tepore primaverile rendeva piacevole restare all'aperto.
Allan si alzò e andò ad ordinare aperitivi e salatini.
"Io stasera pensavo di andare a vedere il film che diceva Ritanna." disse rimettendosi a sedere.
"Hooooo, ma dev'essere pallosissimo." dissero Sabina e Mariangela quasi all'unisono.
"Ogni tanto un po' di cultura non guasta...e poi, dai...non andremo in discoteca anche questa sera?
"La settimana scorsa ci siamo andati solo una volta...io ne avrei voglia...poi durante la settimana c'è meno gente, si sta più larghi, è più bello."
"Questo è vero..."
"Potremmo farli entrambi, prima il film poi la discoteca - disse Teo - Dai Roby, vieni con noi, o quella che ti porti fuori questa sera è la moglie di qualcuno?"
"No, non è la moglie di nessuno!"
Anche se fosse, Roby, non lo avrebbe ammesso neanche sotto tortura. Aveva dei modi molto eleganti di gestire le sue storie. Semplicemente si potevano solo dedurre. Se ce la faceva conoscere era segno che quella non era sposata, altrimenti non l'avreste ne mai vista, ne mai conosciuta, ne tantomeno avreste mai sentito parlare di lei e se si cadeva sull'argomento in sua presenza era come se a Roby svanisse il cevello tanto era assorto in qualcos'altro e fosse rapido nel deviare il discorso. Un abile politico non avrebbe potuto fare di meglio.
"Okay, glelo chiederò, anche a lei credo piaccia Woody Allen...e poi ho letto anch'io una recensione sul giornale che ne parlava molto bene."
Ritanna riprese a parlare del film da dove si era interrotta all'arrivo di Mariangela e Sabina.
"Woody Allen, Leonard Zelig, è vittima di una strana malattia che si manifesta nelle trasformazioni psicosomatiche dei tratti in conseguenza del contesto in cui l'individuo si trova.
A seconda di chi ha vicino si trasforma esteticamente e gli diventa sempre più simile. Un vero camaleonte! Metaforicamente ; l'ortodossia sociale è una malattia che può portare al fascismo ed è, viceversa, la paura di essere diverso."
"A me sembra già di viverci in questo conformismo dilagante!"
Allan aveva le idee chiare ma nell'esprimerle a volte era un po' violento; andava subito al dunque.
"Il conformismo dell'anticonformismo, tanto per cominciare,...qui sono tutti anticonformisti ma sono tutti uguali...tutti trasgrediscono a più non posso, tutti nello stesso modo.Fumano erba, tirano coca, bevono, vanno con travestiti, tradiscono. Ormai gli originali sono quelli che si alzano presto la mattina, hanno una famiglia sana, si vogliono bene. Con questo non stò dicendo che io sono un santo, ma almeno non credo che sia questa l'originalità, l'anticonformismo.
Oggi gli unici anticonformisti sono i cattolici, e, tra loro, i più anticonformisti sono quelli di Comunione e Liberazione. Fateci caso come ne parlano male tutti....tutti li ridicolizzano...danno fastidio proprio perchè non si conformano allo strapotere dei comunisti a cominciare dalle università..."
"Ho sentito dire che sono degli integralisti."
"Beh, bisogna vedere se lo intendi in senso spregiativo come vorrebbero i compagni, o in senso vero!?"
"In senso vero!"
"Beh, in senso vero non sono più integralisti di qualunque altro cattolico. Certo a differenza di tanti di loro malati di cronici complessi di inferiorità verso...si fa' per dire...la cultura egemone dei compagnucci, loro, almeno. non si fanno fregare e anzi li copiano nelle loro espressioni migliori, cioè pratiche, le coperative...e li battono pure....e questo manda in bestia i fascistelli rossi."
"Comunque in Zelig - riprese nuovamente il discorso Ritanna - c'è anche il tema della psicoanalisi che in un film di Woody Allen non manca mai. Qui c'è Mia Farrow che fa' la parte di una dottoressa che cerca di capire le radici dello strano fenomeno e finisce per innamorarsi del suo paziente e salvarlo."
"Adesso che ce lo hai raccontato tutto possiamo anche risparmiarci i soldi " disse ridendo Teo.
"Potremmo anche cominciare a pensare dove andare a cena, cosa ne dite? Io mi mangerei un piatto di tortelli" aggiunse strisciandosi le mani con entusiasmo.
"Io pure!" Mariangela.
"Si, anche noi..." Sabina, Ritanna e Allan.
"Ci vediamo dopo le nove" disse Roby alzandosi per andare all'appuntamento.
"Si, qui dopo alle nove" assentirono tutti.
Il profumo intenso degli oleandri inondava l'aria.
Mentre si alzavano pigramente Ritanna ne approfittò per avvicinarsi ad Allan per continuare il suo discorso:
"Tu che fai analisi, cosa pensi di come Woody Allen usa, diciamo così, la psicoanalisi stessa in tutti i suoi film?" chiese mentre si avviavano verso una delle ultime osterie sopavvissute nel centro della città.
"Beh, Woody Allen è un perfetto ebreo-freudiano, ma a me piace più Jung."
"E perchè?"
"E' più completo. Freud riducendo tutto a sublimazione degli istinti sessuali ha ridicolizzato e squalificato l'amore con la A maiuscola...e pure l'Amicizia."
"Spiegati meglio."
"Tra le passioni umane l'Amore e l'Amicizia sono sempre state celebrate come le più elevate. Chi è capace d'Amare, di perseguire la propria felicità attraverso la felicità di un altro, rivela una natura generosa, e dunque superiore.
Insomma, l'animo umano sa' innalzarsi sopra al calcolo egoistico e trarne piacere.
Freud, facendo questo,...cioè riducendo tutto a "sublimazione", ha reso omogenei tutti i comportamenti. Nessuno crede più a uno slancio disinteressato. E così l'Amore si riduce a una questione di... "diritti"... e restano solo timide..."relazioni". Inoltre questo porta alla impossibilità di distinguere tra comportamenti "nobili" e plebei....e poi...e poi...ce ne sarebbe da dire..."
"Quindi oggi, secondo te e per colpa di Freud, non esiste più l'"amore romantico"?"
"Si, infatti, facci caso, non compaiono più grandi romanzi d'amore come nell'800....la liberazione sessuale ha solo reso il discorso amoroso d'oggi...esplicito...noioso e piatto. La società in cui viviamo è forse la più libera ma certamente le meno erotica fra quante si sono succedute nella storia dell'umanità. Siamo tutti emancipati dai pregiudizi e dai divieti che circondano la sfera del sesso, ma abbiamo perso la capacità di trattare con gesti e parole adeguati il mistero dell'eros.......cioè quella che era cosiderata dai classici la forza più misteriosa, eccitante e profonda."

"Io Teo lo amo profondissimamente" intervenne Mariangela sporgendosi, mentre passeggiavano, e sfiorando con le sue labbra quelle di Teo che, preso alla sprovvista, indietreggiò fingendosi impaurito.
"Beh,...basta che tu non la metta su come tutta una lotta di potere come le femministe."
"Mai stata femminista, anzi, ho fatto anche la "ragazza immagine" alle convention di Almirante."
"Meglio...quelle sono proprio l'ultimo stadio della decadenza che porta a fondere sul "contratto" piuttosto che sulle inclinazioni naturali le relazioni umane come, appunto, l'Amore."
"E come ne veniamo fuori da questo guaio ?" chiese sorridente Sabina.
"Personalmente mi disintossico leggendo Shakespeare."
"Perchè?"
"Perchè in Shakespeare la natura umana vi viene messa in scena in tutta la sua concreta ricchezza. Oltre ad aver rappresentato indimenticabili coppie di amanti e dato vita ad intriganti amicizie, ti aiutano a riscoprire i misteri di questi legami più con la ragione che con il sentimento."
Nel frattempo avevano raggiunto l'osteria e si misero a sedere
"Ha ragione Allan - disse Sabina sedendosi - gli uomini non sono più romantici!"
"Diciamo che prevale solo un'insulso sentimentalismo, che è poi la versione peggiore del romanticismo...Romantici "ingrigiti" che oscillano tra vogli di illusione e "disincanto"....patetici Peter Pan quasi volendo compensare...."

"Tortelli, al pomodoro e al ragù...Sangiovese, il nostro Santo preferito....acqua....poca, che fa' venir la ruggine" ordinò Teo, ad alta voce al cameriere in modo che sentissero tutti.
Li raggiunsero Marco e Christian che avevano incontrato Roby per strada e che gli aveva detto dov'erano gl'altri.
"Cameriere, ...altri due" fece segno Teo indicando i nuovi arrivati.
"Vi vanno bene i tortelli ?"
"Si, si...o.k..."
"Da quale autodromo sei reduce?" chiese Sabina a Marco
"Brand Hach, in Inghilterra"
"E come è andata?"
"Bene, direi...quarto."
"Chi ha vinto, sempre lui, "il pensionato"?"
"Si, ha ancora comunque le auto migliori e la stoffa è ancora integra nonostante gl'anni."
"Beh, quando si ritirerà sarai primo di sicuro, ha dieci anni più di te e prima o poi..."
"Si, è vero, ma ne saltano fuori tutti i giorni di bravi." si scherni.
Nessuno disse niente ma dentro di se ognuno ci sperava e credva che Marco avesse una particolare predisposizione alla guida e che prima o poi sarebbe diventato qualcuno, ma per scaramanzia condivisa nessuno osava andare più in là di un generico incoraggiamento.
Christian era il suo meccanico personale. Lo seguiva dagli inizi della sua carriera. Erano come fratelli. Sembrava un'indiano uscito da un film western. Era molto bello. Parlava poco ma era sempre pronto a sorriderti quando ti rivolgevi a lui.
Avevano debuttato insieme con un'Alfa Romeo GTA.
Marco la pilotava, Christian gle la smontava e rimontava continuamente.
All'inizio fù dura, molto dura, poi Marco cominciò a essere notato e cominciarono ad arrivare aiuti in denaro sotto forma di sponsor, fino ad arrivare a pilotare una Formula 2 ufficiale del team "Techno".
Nel campionato europeo, a cui ora partecipava per la prima volta, era riuscito a piazzarsi solo in alcune gare, ma tutto il suo team era contento di lui perchè consapevoli dei limiti del mezzo poichè erano gli inglesi i dominatori della categoria.
Nei prossimi mesi avrebbe avuto una nuova macchina che sembrava dare ottimi risultati nei test di prova.
"Di cosa stavate parlando ?" chiese Marco che non amava molto parlare di sé.
"Eravamo partiti dall'ultimo film di Woody Allen che Ritanna dice sia molto bello e che pensavamo di andare a vedere questa sera." rispose Teo.

"I tortelli caldi arrivarono, e pure il vino.
La conversazione si interruppe per riprendere solo sul giudizio dei piatti tra un boccone e l'altro.
Il profumo di carne alla brace inondava l'aria e favoriva l'appetito.
Arrivarono in fretta le nove. Recuperati i propri soprabiti uscirono. La sera avvolgeva tutto con la sua aria protettiva. La maggior parte della gente a quell'ora era in casa e dopo aver visto il telegiornale iniziava la visione di qualche film non più nuovissimo.
"Allora,...deciso per Zelig, stasera?"
"Ormai è tutt'oggi che ne parliamo, comincia a stancarmi...perchè non andiamo a vedere qualcosa di più divertente?"

Best, che doveva questo nome a un campione inglese di calcio degl'anni 70 famoso per i suoi stravizi, lo incontrarono al bar con già un wisky in mano.
Adorava i cavalli ed era particolarmente amico di Roby con il quale condivideva la stessa mania di scommettere su tutto, ma preferibilmente quadrupedi e roulette.
Era un po' paranoico e convinto che tutto congiurasse contro di lui e la malasorte non gli desse tregua. Fermo restando che alla prima vincità tutto il mondo sarebbe cambiato in meglio arridendogli, e quel Dio, che se esisteva doveva per forza amarlo nella sua unicità, finalmente si accorgesse di lui e gli elargisse la sua benedizione sotto forma di danaro contante possibilmente cospiquo.
Allora Best aveva alcuni attimi di pensieri elevati e grati per poi, ben presto, ripiombare nella quotidiana lotta per sentirsi..."il preferito"...sintesi del vizio del gioco che colpisce preferibilmente chi nell'infanzia si è dovuto sorbire un fratello.
"Come ti è andata oggi con i cavalli?" fu l'ardita domanda di Marco.
Iniziando ad imprecare sulla malasorte, i fantini ladri e figli di puttana che se la intendevano, i cavalli drogati troppo con effetti paradossali e contrari alle logiche aspettative di chi aveva passato l'intero pomeriggio a studiare su "Il Trotto", bibbia degli aficionados.
"Cazzarola, è vero che all'ippodromo cominciano a correre anche di sera...perchè non c'andiamo invece di andare al cinema?" esclamò Teo, che con le "illuminazioni" improvvise era in giornata di grazia.
"Ottima idea!" assentirono gl'altri.
A Best sarebbe stato inutile chiederlo tanto avrebbe sempre e comunque detto si, ovviamente.
Aspettarono che arrivasse Roby con la sua nuova fiamma e partirono.
Ci sarebbe voluta una buona mezz'ora d'auto per arrivare e parcheggiare all'ippodromo.
In cinque salirono sulla Mercedes di Teo, gli altri sulla Volvo familiare di Marco.
Ritanna sulla Ferrari di Allan.
"Tanto tu l'avevi già visto il film, non ti dispiacerà certo perderlo."
"Certo che no" rispose lei.
L'otto cilindri del turbo si avviò al primo colpo.
Il rumore interruppe la conversazione.
Allan ne approfittò per mettere una cassetta nel mangianastri Sony con effetto "cattedrale".
"Dancing in the street" di David Bowie e Mick Jagger esplose con il suo ritmo travolgente
http://www.youtube.com/watch?v=1KNrH4hNnPM.
Adattò il volume quel tanto che si amalgamasse con il rombo dell'otto cilindri, e partì.