Monday, October 9

III CAPITOLO

SEDUTA DI PSICOANALISI

Arrivò ossessivamente puntuale alle cinque. Era riuscito miracolosamente a parcheggiare come al solito a poca distanza. Lo studio era nel pieno centro di Bologna. Dopo pochi attimi la dottoressa stessa gli venne ad aprire e gl'indicò, pressochè silenziosamente, la sala d'attesa.
Andò a sedersi. Inutile sperare di passare il tempo leggendo qualcosa. I giornali eran sempre gli stessi di quando aveva iniziato l'analisi, vecchi di qualche anno. Una volta aveva tentato anche di portarne uno nuovo, ma gli venne sequestrato all'ingresso..."Intanto pensa a quello che dirai in seduta" - lo redarguì. Rassegnato Allan passò nuovamente in rivista tutti i libri di medicina suoi e del marito. Ma non riusciva , con la migliore volontà, a trovare interessante qualcosa.
Sentì aprirsi l'uscio dello studio e udì bisbigliare nell'atrio d'ingresso. Dopo pochi attimi udì chiudersi l'uscio e la dottoressa che veniva a chiamarlo.

"Come ti senti ?" fu la domanda di rito appena furono seduti.
Era straordinariamente somigliante ad Anne Bancroft la dottoressa Fellini
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L'aria severa metteva soggezzione. Era una psicoanalista junghiana, ma avrebbe anche potuta essere freudiana o lacaniana tanto passava velocemente dall'uno all'altro quando parlava.
"Sà che l'altro giorno ho letto la rivista di Verdiglione, "Spirali"...non c'ho capito una parola!"
"Per forza, è tutto un bluff....alcuni mesi fà andai a una sua conferenza con Jalea e dopo aver studiato bene il suo linguaggio gli ho fatto io stessa due domande semplici semplici alle quali non ha saputo rispondere"
"Ah !!"
"Noooo, non val la pena cercare di capirlo....Lacan è un'altra cosa, questo è solo un fenomeno da baraccone."
Si guardò bene dal chiedere ulteriori delucidazioni su Lacan visto che per lui era ugualmente criptico e non era in vena di scervellarsi per seguire le disquisizioni della dottoressa sull'argomento. Disquisizioni, anche molto polemiche, per la quale andava nota in città, tanto che le sue intuizioni riuscivano a disarmare e ammutolire taluni depositari di verità assolute. Il cimentarsi con lei in serrati duelli verbali era una sorta di prova di coraggio da affrontarsi in pubblico L'ultimo a farne le spese era stato, appunto, l'ignaro Verdiglione.
Lo studio era spazioso. Dietro un paravento un lettino per le visite mediche. Davanti alla scrivania due comode poltrone Frau e relativi sgabelli per sollevare i piedi restando comodamente semisdraiati. La posizione di tre quarti rendeva quasi invisibile l'interlocutore.
Sulle pareti quadri astratti post-informali dipinti da lei stessa e che, scoprì poi, avevano vinto una miriade di premi citati in articoli su quotidiani e riviste. Essendo molto bella però anzichè sulle sue opere abbondavano fotografie che puntavano sul glamour del personaggio mondano.
Era molto conosciuta tra le avanguardie artistiche bolognesi. Conosceva Eco e Celli.
La madre di Lucio Dalla era una sua paziente.
Era un'intellettuale nella eccezione faucaultiana: eccezione, codesta, che, per l'appunto, ne definisce il ruolo ri-problematizzante in virtù del lavoro analitico che l'intellettuale compie in specifici campi di competenza. Faucoult infatti afferma che l'intellettuale ha il compito di reinterrogare le evidenze e i postulati, di riesaminare consuetudini e modi di pensare. Secondo il filosofo francese, insomma, l'intellettuale compie un lavoro di modifica del proprio pensiero e di quello degli altri. Era l'interesse per la "Creatività" quello che coniugava meglio la sua attività artistica con la professione di psicoanalista. In realtà, il problema della Fellini non era la pittura, ma il mistero della creatività e il messaggio psichico a questa sotteso. Il terreno su cui lavorava questa esploratrice del profondo era dunque tra i meno propizi alle certezze. Era chiaro, del resto, che per la dottoressa la pittura era stato un'elemento esplorativo del proprio inconscio: ed era evidente, altresì, che alla luce di solide conoscenze scientifiche, il medico Oria Fellini, traeva un'autodiagnosi dal proprio operato artistico. E' una situazione esistenziale, codesta, assai diversa da quella prevalentemente istintuale in cui opera normalmente chi pratica l'arte: una situazione lucidamente crudele, paragonabile a quella dello scienziato che si inocula un virus per studiarne freddamente i percorsi. Nel conflitto tra istinto e ragione, infine, prevale la seconda che mette a nudo, sempre più nitidamente, il "simbolo", al quale, peraltro, essa quasi ossessivamente attribuiva altissima portata significante ed emozionale. "Il simbolo, quale attività che struttura lo stato di coscienza" scriverà infatti molti anni dopo "è l'ombra che dobbiamo accogliere, proprio per non subire l'oscurantismo paralizzante del metafisico, ultimo incontro di chi pretenda, per qualunque via, di scarnificare l'uomo del suo estremo metaforico, del suo connaturato negativo: l'incognito, ovvero il simbolo". Era una mente ribelle, intelligentissima ed insofferente alle discipline. Con lei si poteva parlare di qualunque argomento con la certezza di essere compresi:
"Sà dottoressa, oggi ho visto una ragazza bellissima, stavamo conducendo la terapia di gruppo all'ospedale psichiatrico io e il dottor Vanzelli quando l'ho vista scendere dal reparto femminile cronici, scalza. Le gambe sembravano disegnate e il corpo pure. Ma era soprattutto quel viso a colpirti, quello di una bambola, ma spenta, senza vita proprio come una bambola vera. Quei piedi nudi le davano un chè di bambina che vuole attirare l'attenzione su di sè con l'indifferenza capricciosa di chi non si sà accontentare. Non vedeva nessuno. Gl'occhi fissi nel vuoto davanti a sè. Avrei dato qualunque cosa purchè mi notasse o almeno si accorgesse che esistevo. Credo che sia una delle più belle ragazze che ho visto negl'ultimi anni o che comunque ricordi. Il saperla così malata era straziante. Stava scontando parte di una condanna per tentato omicidio e la semiinfermità di mente l'aveva portata nel mio ospedale. Terminata la terapia di gruppo sono andato a sbirciare nella sua cartella clinica per sapere qualcosa di più di lei. E' di Miramare, tra Rimini e Riccione. Con l'immaginazione ero già al secondo tempo di "Io ti salverò", con Ingrid Bergman e Gregory Peck...poi mi sono svegliato !! "
"E' meglio, sai che nella tua professione non son permessi errori di questo genere."
"Lo sò, ma è stato bello sognare un po'. Da quando ho letto "Per le antiche scale" e "Le libere donne di Magliano" di Mario Tobino mi capita spesso. Credo che quell'uomo abbia colto stupendamente l'atmosfera che si respira in un reparto femminile, proprio come il mio, di un'ospedale psichiatrico. Quelle donne hanno tutte una storia unica e affacinante se le stai ad ascoltare una ad una senza pregiudizi. Ma soprattutto anche se la mente sragiona, mantengono tutte una ricchezza di sentimenti che lascia esterefatti. Sono le persone più buone che abbia mai conosciuto."
Passarono alcuni secondi di assoluto silenzio.
"...sa' che non riesco a dimenticarmi di Teo ?"
"Beh, è normale, stai elaborando il lutto per la sua morte...ci vuole tempo..."
"Si, certo, lo sò, ...ma questa volta è diverso.
"Perchè diverso ?"
"Perchè questa volta ho realmente la sensazione di una perdita...irrimediabile....forse perchè era un tipo così originale, unico.....ma poi non è solo per quello, unici siamo tutti......quello....come dire....era più "unico" degl'altri.
Molti si assomigliano, per mestiere, idee, ed altro...lui non assomigliava a nessuno. Era Teo e basta. Un giorno ero ero al "Polo", una gelateria molto bella come ce ne sono alcune anche qui, a Bologna. Avevamo poco più di diciott'anni. Teo aveva una macchina americana, verde, di suo padre, ma sembrava appena uscito da "Happy day". Non se ne vedevano di macchine così grandi dalle nostre parti. Era enorme. Una Opel, mi pare di ricordare. Lui aveva solo un'anno più di me ma era più adulto della sua età,...o forse ero io che lo ero di meno,...comunque era sveglissimo, furbo e buono.....cioè, la sua furbizia non la rivolgeva contro di te ma solo contro nemici comuni. Mi setii lusingato quando m'accorsi di stargli simpatico. Subito si rapportò a me molto fraternamente, mi insegnava, mi dava consigli, sempre con allegria.
Una sera andammo in discoteca assieme ad un'altro suo amico. Un tipo stranissimo , anche lui, tutto vestito di nero, perennemente ubriaco. Era estate. Ricordo ancora lo stupore che provai nel vedere come passavano da una dicoteca a un'altra e bevevano a volontà, quando io ancora facevo fatica ad avere i soldi per andar dentro ad una sola e a bere nei gabinetti. Lavorava già, credo nelle assicurazioni, ma non ne sono certo. Era comunque così altruista. Non parlava di se ne si vantava delle sue conquiste, che eran tutt'altro che scarse. Una sera uscì con la fidanzata. Era una ragazza bellissima e altrettanto sveglia e gentile. Ma quando stavi con lui ti faceva sentire tu il play-boy della situazione. E' piacevole aver degli amici così, che se anche più fortunati, ti suscitano solo stima ed ammirazione......sento che mi manca....che non troverò più, nella vita, un tipo altrettanto simpatico.......ecco, simpatico è la parola giusta......c'era empatia tra noi,....lo stesso "pathos", le stesse emozioni...vivevamo sulla stessa lunghezza d'onda,....ci piacevano le stesse cose. Cioè quelle cose che piacciono a tutte le persone di buon senso, se ancora ce ne fossero,....donne e motori !!" disse sorridendo amaramente Allan.
"Sà, al funerale ne ho sentita un'altra di avventure divertenti sul suo conto....una di quelle storie semplici semplici ma che esprimono uno dei miti di questa terra, o almeno credo, quella dell'"ignorante".....del "cattivo gratùito", un po' crudele negli scherzi.
A un'amico che voleva continuare a pescare quando invece lui voleva tornare a casa, versò tutte le esche nel fiume. Detta così la cosa non fa neanche ridere, ma se li avesse conosciuti entrambi immaginerebbe le facce comiche. Uno arrabbiato e silenzioso e l'altro, allibito e stupefatto di un vigliacco tradinento, così, da un'amico, e che impotente poteva solo sbraitare." sorrise un po' meno amareggiato, questa volta, Allan.
Tornò il silenzio. Per alcuni minuti non dissero nulla entrambi.
Un' amico....una persona qualunque, tra le tante che potrebbero essere, ma particolare, come un tuo familiare senza esserlo. Qualcuno a cui non si fa' neanche le condoglianze perchè formalmente non vale niente. Non ha legami di parentela. Ma che può essere mille volte di più di un parente. Quasi un fratello, se mi Allan ne avesse avuto uno con cui fare il confronto.
L'Amicizia, dove il bene e il male sono ancora chiaramente distinti, nettamente, definitivamente.

Lo guardavo per l'ultima volta nella bara e mi chiedevo ora dov'era. Non ho nessun dubbio che la vita ma restava il mistero di come. Glelo avevo promesso e tranoi non c'erano dubbi. Prima ero io a sapere, ora era lui. Sapevo di piangere per me stesso, per il suo essere andato via, per la compagnia che non mi avrebbe più fatto.
Non ne provavo pena.
Per me ne provavo.
Si sarebbe fatto cremare e questo rendeva ancor più drastico l'allontanamento. Non ci sarebbe neppure stato un posto dove illudersi di potergli parlare. Da lì a poche ore non sarebbe esistito più. Scomparso, annullato, annichilito. Eppure nei miei occhi ancora lo vedevo vivo, sorridente. Non l'ho mai visto triste. Non sò che faccia avesse da triste. Non riesco a immaginarla.
Ora restava solo questo grande intervallo, come tra due tempi di un film, dove ti guardi intorno, osservi chi c'è che conosci anche se nulla aha senso perchè aspetti di vedere come andrà a finire e la tua mente non è collegata agl'occhi ma con le immagini che vedevi fino a poco tempo fa'.
Solo il tormento di una monotona domanda. Che ne è di tè ? Dove sei ora ? Ci stai vedendo ?
No, non avevo questa sensazione. Eravamo tutti lì per lui e lui l'unico assente.
Come in una giornata di scuola.
Teo ? Assente ! Ci rivedremo domani. A me tocca ascoltare questa noiosa lezione e tu te la spassi.
O sei a letto ammalato ?
Beh, sempre meglio che essere qui, dover stare attenti, con l'ansia della prova, degli esami perenni.
Hai fatto "fuoco", ci scommetto. Quando mai perderesti un giorno risparmiato dalla scuola per spenderlo in un letto. Non è nelle tue corde. Anche con la febbre a quaranta troveresti qualcosa di divertente da fare. Non eri il tipo che si annoiava. E come hai fatto ad ingannar tuo padre ? Cos'hai "strolgato" questa volta ? Nooo, sei troppo furbo. Qualcosa ti sei inventato. Fregherai gl'altri ma a me non mi freghi. Dove sei andato a divertirti ? Stronzo, potevi avvertirmi. Si, lo so che son più coglione e magari ti facevo scoprire. Ma potevi aspettarmi. Che fretta c'era ? Se mi lasciavi il tempo avrei potuto inventare qualcosa. Avresti potuto regalarmi una delle tue furbate. Vabbé, ti perdono. Ma mi dispiace per me. Che giornata che mi son perso, accidenti, straccidenti. Certe occasioni poi non tornano. Ma almeno ti sei divertito ? Ti stai divertendo ?
Ma poi chi sono veramente i fortunati ? Quelli che vanno via per primi o gl'ultimi ? Certo, se con la morte tutto finisse sarebbe ovvia la risposta.
Ma io sò che non è così.
Non è per fede, lo sò e basta !
Allora tutto si complica e le domande non hanno risposta. Ce l'hanno per quelli che credono di saper tutto, ma non per noi, vero ?
Non per noi due.
O per me solo, ora.
Eravamo rimasti noi, in questo mondo di "cretini istruiti", a ricordarci di non saper niente.
E ridere, ridere, ridere perchè è l'unica cosa da fare, ridere ed amare la propria donna.
E tu eri un maestro.
Niente noiosi discorsi di tradimenti e amanti tra noi.
Solo di amici e scherzi si parlava.
E la famiglia.
Come una volta, come non usa più.
Anticonformista fino alla morte.
Tu, sempre in giacca e cravatta.
Io sempre in blue-jeans.
Tu, sempre i capelli corti.
Io, sempre i capelli lunghi.
Ma eravamo uguali.

Pazienza, è andata così.
Ci ritroveremo tutti, un giorno, e faremo "baracca". Tu prepara il vino e le fiorentine che poi noi arriviamo. Ciao Teo, è stato bello conoscerti; cercherò di ricordare che ci sei stato, che sei esistito, per me e per gl'altri, e non che adesso non ci sei più. E se ci sei stato una volta, gratuitamente, senza averti meritato, senza averti cercato, ci potrai benissimo essere una seconda. Basta aspettare che termini l'intervallo e ricominci il film.
Che genere di film ?
Che domande !!.....ma da ridere, ovviamente, da ridere, e chè altro ?!?!!